Il gufo sul tiglio

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Anno VII, mese III: sabato 23 settembre 2017

L'universo (e dintorni) visto dalla cima di un albero

Di questi tempi accadde

Le orfanelle vendicate

Nel melodramma può accadere che una povera orfana abbia alfine la sua insperata soddisfazione. Anzi:accade almeno due volte, e per giunta nello stesso giorno!

Bologna, Istituto delle Orfanelle

Bologna, Istituto delle Orfanelle (Albertomos)

Nella storia del teatro in musica esiste un piccolo elemento che accomuna tra loro due capolavori apparentemente diversissimi: il giorno della prima esecuzione. Il 25 gennaio del 1817 al Teatro Valle di Roma va in scena per la prima volta Cenerentola, forse la migliore delle opere buffe composte da Gioachino Rossini. Si tratta di un'opera dalla quale scompaiono gli elementi magici presenti nella fiaba da cui trae origine, e che è musicata dal cigno di Pesaro con piglio leggero e sorridente, cui non manca qua e là qualche venatura malinconica, e utilizzando un'orchestra a ranghi relativamente ridotti anche per gli standard dell'epoca, tanto che, salvo future clamorose scoperte filologiche, addirittura mancano del tutto gli strumenti a percussione. Esattamente novantadue anni dopo, il 25 gennaio del 1909, presso la Königliche Opernhaus di Dresda viene eseguita per la prima volta Elektra di Richard Strauss, autore del quale ricorre quest'anno il centocinquantesimo anniversario della nascita. Si tratta di un'opera che prevede uno degli organici orchestrali più ampi che si ricordi, con un nutritissimo gruppo di percussioni tra le quali compare anche il tamburello e le nacchere, e il cui formidabile virtuosismo orchestrale e la notevole complessità musicale hanno fatto sì che in occasione di alcune esecuzioni dei primi del Novecento venisse pubblicizzata come "l'opera più difficile del mondo". La violenza quasi proverbiale dell'onda sonora provocata da Strauss dipinge una truce storia di uxoricidi e di matricidi, nella quale un destino tremendo sembra sovrastare e annullare le azioni dei personaggi.

Eppure, a ben vedere, non si tratta di due opere così diverse, se non altro per il fatto che tutte e due narrano più o meno la stessa storia. Vi è infatti in entrambe un'orfana (Cenerentola e Elektra) la quale si trova emarginata all'interno della situazione familiare attuale (Cenerentola è degradata dal patrigno allo stato di serva, Elektra invece si autoemargina per non avere nulla a che fare con la madre che ha ucciso il padre e ha sposato l'amante) fino a quando non arriva a cambiare completamente la situazione (che sembrava senza via di uscita) un personaggio deus ex machina (il filosofo Alidoro per Cenerentola, il fratello Oreste, creduto morto, per Elektra) che compie, per vie diverse, la vendetta delle orfanelle: Cenerentola sposerà il principe azzurro alla faccia delle sorellastre e del patrigno, Elektra vedrà l'uccisione del patrigno e della madre ad espiazione del tremendo delitto. Entrambe le opere hanno perciò un finale straniante: il rondò finale di Cenerentola è un canto di gioia e di perdono che ella dispiega dopo essere passata direttamente dalla polvere ai fasti del trono, nella sua ultima danza Elektra esprime una gioia tremenda e quasi autoreferenziale che la porterà infine a cadere al suolo priva di vita.

Chissà: magari in futuro un qualche regista geniale penserà ad un allestimento che vada bene per entrambe le opere, il che sarebbe peraltro un bel risparmio per le disastrate casse dei teatri d'opera di oggi.

Pubblicato il 25 Gennaio 2014

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